Il 2027 segnerà il centenario della morte di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, due figure divenute simbolo universale dell’ingiustizia e del pregiudizio. A un secolo dalla loro esecuzione, la loro storia continua a interrogare il presente: immigrazione, discriminazione razziale, giustizia negata sono temi che attraversano la contemporaneità e scuotono ancora le coscienze.
Vanzetti e Sacco. Uno spettacolo ingiusto sottrae questa storia alle trappole della retorica e del melodramma, per restituirla alla dimensione del mito. Un mito fatto di due umili, due ultimi, due migranti entrati nella Storia come eroi moderni: condannati alla sedia elettrica per un crimine mai commesso, protagonisti di un processo politico paradigmatico, capaci di trasformare la propria lotta in un simbolo universale dei diritti di uguaglianza e giustizia. Il lavoro è stilizzato in termini avanspettacolari per denunciare le dinamiche di spettacolarizzazione della giustizia e del suo utilizzo politico. Un processo che fu esso stesso una farsa. Eppure, prima di tutto, guarda ai due uomini dietro il caso: persone concrete, con abitudini, pudori, passioni semplici, differenze di carattere e un modo tutto loro distare al mondo. Il rapporto tra Nicola e Bartolomeo, inizialmente incerto e poi sempre più saldo, attraversa lo spettacolo come una presenza costante: un legame che cambia, si assesta, resiste, e finisce per diventare la loro forza più grande.
Il 2027 segnerà il centenario della morte di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, due figure divenute simbolo universale dell’ingiustizia e del pregiudizio. A un secolo dalla loro esecuzione, la loro storia continua a interrogare il presente: immigrazione, discriminazione razziale, giustizia negata sono temi che attraversano la contemporaneità e scuotono ancora le coscienze.
Vanzetti e Sacco. Uno spettacolo ingiusto sottrae questa storia alle trappole della retorica e del melodramma, per restituirla alla dimensione del mito. Un mito fatto di due umili, due ultimi, due migranti entrati nella Storia come eroi moderni: condannati alla sedia elettrica per un crimine mai commesso, protagonisti di un processo politico paradigmatico, capaci di trasformare la propria lotta in un simbolo universale dei diritti di uguaglianza e giustizia. Il lavoro è stilizzato in termini avanspettacolari per denunciare le dinamiche di spettacolarizzazione della giustizia e del suo utilizzo politico. Un processo che fu esso stesso una farsa. Eppure, prima di tutto, guarda ai due uomini dietro il caso: persone concrete, con abitudini, pudori, passioni semplici, differenze di carattere e un modo tutto loro distare al mondo. Il rapporto tra Nicola e Bartolomeo, inizialmente incerto e poi sempre più saldo, attraversa lo spettacolo come una presenza costante: un legame che cambia, si assesta, resiste, e finisce per diventare la loro forza più grande.
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