“Spengo questa luce, e poi spengo quest’altra…” In queste fatali parole di Otello si condensa il senso più profondo della tragedia shakespeariana: un istante sospeso tra l’ultimo anelito di luce e l’inesorabile discesa nelle tenebre. La Compagnia Teatrale “Calandra” di Tuglie porta in scena un “Otello” essenziale e potente, dove il dramma non si consuma in fastosi e sontuosi scenari di corte e di campi di battaglia ma in uno spazio scenico più psichico che fisico, un luogo interiore dove si agitano paure, desideri, ossessioni. In questa rilettura, la scenografia diventa un luogo astratto e indefinito e assume il significato di coordinate simboliche in cui le tensioni interiori dei personaggi prendono forma e la loro psicologia si riflette. Cinque personaggi abitano questo spazio: Otello, Iago, Desdemona, Emilia e Cassio. Cinque archetipi esistenziali, cinque voci, cinque frammenti di un mosaico tragico che si ricompone scena dopo scena. In questo adattamento, rispettoso dell’originale ma teso a valorizzarne il senso più profondo, ogni personaggio si mette a nudo in momenti di confessione diretta, finestre atemporali attraverso le quali lo spettatore accede al loro microcosmo interiore, condividendone debolezze, propositi, paure.
“Spengo questa luce, e poi spengo quest’altra…” In queste fatali parole di Otello si condensa il senso più profondo della tragedia shakespeariana: un istante sospeso tra l’ultimo anelito di luce e l’inesorabile discesa nelle tenebre. La Compagnia Teatrale “Calandra” di Tuglie porta in scena un “Otello” essenziale e potente, dove il dramma non si consuma in fastosi e sontuosi scenari di corte e di campi di battaglia ma in uno spazio scenico più psichico che fisico, un luogo interiore dove si agitano paure, desideri, ossessioni. In questa rilettura, la scenografia diventa un luogo astratto e indefinito e assume il significato di coordinate simboliche in cui le tensioni interiori dei personaggi prendono forma e la loro psicologia si riflette. Cinque personaggi abitano questo spazio: Otello, Iago, Desdemona, Emilia e Cassio. Cinque archetipi esistenziali, cinque voci, cinque frammenti di un mosaico tragico che si ricompone scena dopo scena. In questo adattamento, rispettoso dell’originale ma teso a valorizzarne il senso più profondo, ogni personaggio si mette a nudo in momenti di confessione diretta, finestre atemporali attraverso le quali lo spettatore accede al loro microcosmo interiore, condividendone debolezze, propositi, paure.
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