Un progetto intenso e visionario che intreccia parole, musica e immagini per restituire al pubblico il volto più intimo dell’autore di Penthotal e Pompeo, lontano dalla mitologia e vicino alla fragilità, all’ironia e alla tenerezza custodite nelle sue lettere private.
Il reading nasce dalle lettere che Andrea Pazienza scriveva alla famiglia, integrate da canzoni inedite composte dallo stesso artista e musicate da Umberto Sangiovanni: materiali preziosi che diventano qui il cuore pulsante di una narrazione sospesa tra confessione privata e poesia civile. Mio, sempre mio Andrea è un viaggio teatrale dentro l’anima inquieta di Pazienza. Le sue parole emergono come lampi di memoria, mentre la musica si trasforma in controcanto emotivo, amplificando il senso di nostalgia, vertigine e umanità che attraversa tutta l’opera dell’artista nato a San Severo e legato al Gargano da un lungo filo della memoria. Le lettere private restituiscono un Pazienza intimo, ironico, affettuoso, fragile. Le canzoni, scritte da lui, diventano una sorta di controcanto poetico, un flusso musicale che alimenta lo spessore emotivo della scena. La scenografia si ispira al tratto “pazienziano”: un palcoscenico modulare, essenziale, animato da proiezioni dinamiche e da un uso drammaturgico della luce che evoca il bianco e nero delle tavole.
Un progetto intenso e visionario che intreccia parole, musica e immagini per restituire al pubblico il volto più intimo dell’autore di Penthotal e Pompeo, lontano dalla mitologia e vicino alla fragilità, all’ironia e alla tenerezza custodite nelle sue lettere private.
Il reading nasce dalle lettere che Andrea Pazienza scriveva alla famiglia, integrate da canzoni inedite composte dallo stesso artista e musicate da Umberto Sangiovanni: materiali preziosi che diventano qui il cuore pulsante di una narrazione sospesa tra confessione privata e poesia civile. Mio, sempre mio Andrea è un viaggio teatrale dentro l’anima inquieta di Pazienza. Le sue parole emergono come lampi di memoria, mentre la musica si trasforma in controcanto emotivo, amplificando il senso di nostalgia, vertigine e umanità che attraversa tutta l’opera dell’artista nato a San Severo e legato al Gargano da un lungo filo della memoria. Le lettere private restituiscono un Pazienza intimo, ironico, affettuoso, fragile. Le canzoni, scritte da lui, diventano una sorta di controcanto poetico, un flusso musicale che alimenta lo spessore emotivo della scena. La scenografia si ispira al tratto “pazienziano”: un palcoscenico modulare, essenziale, animato da proiezioni dinamiche e da un uso drammaturgico della luce che evoca il bianco e nero delle tavole.
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