Il regista, adattando liberamente il romanzo La sapienza di un povero di Eloi Leclerc, facendo tesoro di un racconto del giovane poeta Gabriele Galloni (L’ultima notte di Francesco), delle Fonti Francescane e della collaborazione di Fra Simone Castaldi, crea uno spettacolo che offre un ritratto inedito del Santo, distaccandosi dagli stereotipi e concentrandosi sulla fragilità di Francesco d’Assisi, evidenziando il suo modo di vivere la fede, a volte estremo e sorprendente: un insieme di purezza e bontà, forza e impeto.
Lo spettacolo descrive il protagonista di ritorno dalla Terra Santa, dove si è recato per cercare di creare un ponte pacifico tra le varie religioni, ma il gruppo iniziale di compagni, diventato un ordine di migliaia di frati, ora fatica a vedere Francesco come loro riferimento carismatico, anche
per l’eccessiva severità della Regola da lui stesso imposta. E così il Santo, piegato dalla malattia che da lì a poco lo porterà alla morte, si ritira con pochi frati su di un eremo nascosto tra le asperità dei monti della Verna per ritrovare il silenzio e la vicinanza a Dio, un’esperienza di buio della fede che raramente si racconta e poco si conosce. Francesco entra in contatto con una natura che spera sia più generosa, fino ad arrivare al momento del dolore della croce, attraverso le stimmate, che lo porteranno alla creazione del Cantico delle Creature (ufficialmente riconosciuto come prima opera letteraria in lingua volgare italiana). È il momento del dubbio dell’uomo: quello di aver frainteso quell’ insopportabile silenzio di Dio.
La figura di San Francesco ha una doppia valenza, capace di emozionare sia in ambito religioso i credenti, che di coinvolgere emotivamente il pubblico teatrale, essendo una figura molto potente piena di slanci umani, contraddizioni e profondità ineguagliabili che nulla ha da invidiare ai grandi personaggi del teatro.
Il regista, adattando liberamente il romanzo La sapienza di un povero di Eloi Leclerc, facendo tesoro di un racconto del giovane poeta Gabriele Galloni (L’ultima notte di Francesco), delle Fonti Francescane e della collaborazione di Fra Simone Castaldi, crea uno spettacolo che offre un ritratto inedito del Santo, distaccandosi dagli stereotipi e concentrandosi sulla fragilità di Francesco d’Assisi, evidenziando il suo modo di vivere la fede, a volte estremo e sorprendente: un insieme di purezza e bontà, forza e impeto.
Lo spettacolo descrive il protagonista di ritorno dalla Terra Santa, dove si è recato per cercare di creare un ponte pacifico tra le varie religioni, ma il gruppo iniziale di compagni, diventato un ordine di migliaia di frati, ora fatica a vedere Francesco come loro riferimento carismatico, anche
per l’eccessiva severità della Regola da lui stesso imposta. E così il Santo, piegato dalla malattia che da lì a poco lo porterà alla morte, si ritira con pochi frati su di un eremo nascosto tra le asperità dei monti della Verna per ritrovare il silenzio e la vicinanza a Dio, un’esperienza di buio della fede che raramente si racconta e poco si conosce. Francesco entra in contatto con una natura che spera sia più generosa, fino ad arrivare al momento del dolore della croce, attraverso le stimmate, che lo porteranno alla creazione del Cantico delle Creature (ufficialmente riconosciuto come prima opera letteraria in lingua volgare italiana). È il momento del dubbio dell’uomo: quello di aver frainteso quell’ insopportabile silenzio di Dio.
La figura di San Francesco ha una doppia valenza, capace di emozionare sia in ambito religioso i credenti, che di coinvolgere emotivamente il pubblico teatrale, essendo una figura molto potente piena di slanci umani, contraddizioni e profondità ineguagliabili che nulla ha da invidiare ai grandi personaggi del teatro.
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