Mentre la tecnologia corre, la domanda non è solo se andare più veloci o più lenti, ma se stiamo andando nella direzione giusta.
Nel suo nuovo libro “Solo Dio ci può salvare?”, come anche dal palco dell’evento Goalkeepers 2026 della Gates Foundation, Vincenzo Paglia ci pone davanti a una domanda scomoda: La tecnologia ci rende più capaci oppure semplicemente più comodi? Le tre dimensioni fondamentali dell’umano sono: “l’altro, il noi e la fragilità”. Cosa accade ad esse quando, per risparmiare tempo, ci affidiamo alla tecnologia anche per pensare, amare, prenderci cura e relazionarci? La presenza dell’altro, pur nella sua imperfezione, è ciò che rende la vita autenticamente umana. Pensiamo agli anziani soli: le nuove tecnologie sono fondamentali in termini di assistenza e prevenzione sanitaria, ma non potranno mai sostituirsi alle persone in termini di affettività. Un algoritmo potrà far compagnia, ma non potrà mai volere bene.
È qui che entra in gioco una proposta politica e istituzionale per la regolamentazione dell’IA, che prevede:
– Prosperità condivisa, affinché i benefici non finiscano nelle mani di pochi;
– Sviluppo integrale della persona, affinché la tecnologia faccia crescere l’uomo invece di atrofizzarne le capacità;
– Casa comune, affinché le nuove tecnologie non alimentino divisioni e nuove forme di dominio e colonizzazione.
Mentre la tecnologia corre, la domanda non è solo se andare più veloci o più lenti, ma se stiamo andando nella direzione giusta.
Nel suo nuovo libro “Solo Dio ci può salvare?”, come anche dal palco dell’evento Goalkeepers 2026 della Gates Foundation, Vincenzo Paglia ci pone davanti a una domanda scomoda: La tecnologia ci rende più capaci oppure semplicemente più comodi? Le tre dimensioni fondamentali dell’umano sono: “l’altro, il noi e la fragilità”. Cosa accade ad esse quando, per risparmiare tempo, ci affidiamo alla tecnologia anche per pensare, amare, prenderci cura e relazionarci? La presenza dell’altro, pur nella sua imperfezione, è ciò che rende la vita autenticamente umana. Pensiamo agli anziani soli: le nuove tecnologie sono fondamentali in termini di assistenza e prevenzione sanitaria, ma non potranno mai sostituirsi alle persone in termini di affettività. Un algoritmo potrà far compagnia, ma non potrà mai volere bene.
È qui che entra in gioco una proposta politica e istituzionale per la regolamentazione dell’IA, che prevede:
– Prosperità condivisa, affinché i benefici non finiscano nelle mani di pochi;
– Sviluppo integrale della persona, affinché la tecnologia faccia crescere l’uomo invece di atrofizzarne le capacità;
– Casa comune, affinché le nuove tecnologie non alimentino divisioni e nuove forme di dominio e colonizzazione.
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