Wolf Spider è un viaggio coreografico che intreccia mito, tradizione e contemporaneità, ispirandosi al tarantismo pugliese. Questo antico fenomeno – in cui il morso simbolico della tarantola induceva uno stato di frenesia liberata solo attraverso musica e danza – viene reinterpretato come una metafora universale della crisi interiore, della sofferenza e della rinascita. I danzatori incarnano l’intensità della pizzica in ogni sua accezione: dalla pizzica pizzica alla pizzica scherma, fino alla danza della tarantata. I loro movimenti ossessivi e ritmici non rappresentano, ma trasmettono un’energia rituale che attraversa il corpo, esprimendo tormento e liberazione. Tutta la performance è attraversata da simboli e visioni profondamente radicati nella cultura e nel paesaggio pugliese. La scena – dominata da contrasti di ombra e luce – diventa metafora di un ciclo eterno di morte e rinascita, evocando il paesaggio degli ulivi morenti, capaci di rigenerarsi e raccontare la resilienza di una terra antica e viva. La musica, ispirata alla pizzica tradizionale, si sviluppa in un crescendo travolgente. Il ritmo del tamburello guida i corpi in uno stato di trance rituale, tracciando un percorso catartico in cui la lotta contro il ragno diventa danza di esorcismo, sfogo e trasformazione.
Wolf Spider è un viaggio coreografico che intreccia mito, tradizione e contemporaneità, ispirandosi al tarantismo pugliese. Questo antico fenomeno – in cui il morso simbolico della tarantola induceva uno stato di frenesia liberata solo attraverso musica e danza – viene reinterpretato come una metafora universale della crisi interiore, della sofferenza e della rinascita. I danzatori incarnano l’intensità della pizzica in ogni sua accezione: dalla pizzica pizzica alla pizzica scherma, fino alla danza della tarantata. I loro movimenti ossessivi e ritmici non rappresentano, ma trasmettono un’energia rituale che attraversa il corpo, esprimendo tormento e liberazione. Tutta la performance è attraversata da simboli e visioni profondamente radicati nella cultura e nel paesaggio pugliese. La scena – dominata da contrasti di ombra e luce – diventa metafora di un ciclo eterno di morte e rinascita, evocando il paesaggio degli ulivi morenti, capaci di rigenerarsi e raccontare la resilienza di una terra antica e viva. La musica, ispirata alla pizzica tradizionale, si sviluppa in un crescendo travolgente. Il ritmo del tamburello guida i corpi in uno stato di trance rituale, tracciando un percorso catartico in cui la lotta contro il ragno diventa danza di esorcismo, sfogo e trasformazione.
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