‘Le Avventure di Pinocchio’ sono uno scrigno capace di contenere così tanta vita che non si finisce mai di stupirsi. In questa nostra riscrittura abbiamo deciso di guardare alla storia entrando Nel Ripostiglio di Mastro Geppetto. Dentro ci abbiamo trovato di tutto: un attore col suo desiderio di essere un buon padre, ad ogni costo, tanti abiti di scena, un ciocco di legno, un abbecedario gigante ed uno minuscolo, il Fato con il suo sgargiante abito giallo, un attore stanco di fare il ‘povero’, un costume gigante, un burattino e persino un pescecane volante. Così si è disegnato questo nostro spettacolo che, con il linguaggio del clown, dell’attore, del racconto e del teatro di figura, attraversa il capolavoro di Collodi e gli restituisce nuovo brio per dire, con uno sguardo lucido e insieme leggero, di quanto sia complicato essere genitori ed anche essere figli, di povertà, della preziosa e irrinunciabile identità di ciascuno di noi, di quanto sia difficile ed essenziale ‘lasciare andare’ e imparare ad accogliere una mancanza. Con la potenza dell’ironia e della risata, con quella di una lacrima per un’emozione forte, con la disposizione allo stupore che solo il teatro, dove tutto è davvero possibile, è capace di restituire appieno.
‘Le Avventure di Pinocchio’ sono uno scrigno capace di contenere così tanta vita che non si finisce mai di stupirsi. In questa nostra riscrittura abbiamo deciso di guardare alla storia entrando Nel Ripostiglio di Mastro Geppetto. Dentro ci abbiamo trovato di tutto: un attore col suo desiderio di essere un buon padre, ad ogni costo, tanti abiti di scena, un ciocco di legno, un abbecedario gigante ed uno minuscolo, il Fato con il suo sgargiante abito giallo, un attore stanco di fare il ‘povero’, un costume gigante, un burattino e persino un pescecane volante. Così si è disegnato questo nostro spettacolo che, con il linguaggio del clown, dell’attore, del racconto e del teatro di figura, attraversa il capolavoro di Collodi e gli restituisce nuovo brio per dire, con uno sguardo lucido e insieme leggero, di quanto sia complicato essere genitori ed anche essere figli, di povertà, della preziosa e irrinunciabile identità di ciascuno di noi, di quanto sia difficile ed essenziale ‘lasciare andare’ e imparare ad accogliere una mancanza. Con la potenza dell’ironia e della risata, con quella di una lacrima per un’emozione forte, con la disposizione allo stupore che solo il teatro, dove tutto è davvero possibile, è capace di restituire appieno.
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