Un viaggio coreografico tra crisi, sopravvivenza e rinascita
Due creazioni coreografiche si incontrano in una serata intensa e profondamente intrecciata, che esplora le crepe, le ferite e le possibilità di riscatto del corpo contemporaneo.
MORS apre la serata con un assolo sospeso tra morso e amore, tra vita e limite.
Una danza intima, attraversata da vibrazioni invisibili, che indaga gli stati sospesi dell’essere: ciò che può essere detto e ciò che può solo essere vissuto. Nel buio e nella tensione delle crepe, il corpo diventa confine, battito e respiro trattenuto.
WOLF SPIDER prosegue il viaggio spostando il battito nella dimensione collettiva e rituale.
Ispirato al tarantismo pugliese come metafora universale della crisi interiore, il lavoro intreccia mito, tradizione e contemporaneità. I corpi dei danzatori incarnano la forza ancestrale della pizzica, attraversando cicli di morte e rinascita, tra ombre, luci e trance catartiche. La musica, costruita sul ritmo pulsante del tamburello e rielaborata da Alejandro da Rocha, guida il rito, trasformando la danza in gesto estremo di liberazione.
Un’unica serata, due attraversamenti dal morso invisibile alla lotta furiosa, dal silenzio intimo alla pulsazione collettiva, tra sopravvivenza e trasformazione.
Un viaggio coreografico tra crisi, sopravvivenza e rinascita
Due creazioni coreografiche si incontrano in una serata intensa e profondamente intrecciata, che esplora le crepe, le ferite e le possibilità di riscatto del corpo contemporaneo.
MORS apre la serata con un assolo sospeso tra morso e amore, tra vita e limite.
Una danza intima, attraversata da vibrazioni invisibili, che indaga gli stati sospesi dell’essere: ciò che può essere detto e ciò che può solo essere vissuto. Nel buio e nella tensione delle crepe, il corpo diventa confine, battito e respiro trattenuto.
WOLF SPIDER prosegue il viaggio spostando il battito nella dimensione collettiva e rituale.
Ispirato al tarantismo pugliese come metafora universale della crisi interiore, il lavoro intreccia mito, tradizione e contemporaneità. I corpi dei danzatori incarnano la forza ancestrale della pizzica, attraversando cicli di morte e rinascita, tra ombre, luci e trance catartiche. La musica, costruita sul ritmo pulsante del tamburello e rielaborata da Alejandro da Rocha, guida il rito, trasformando la danza in gesto estremo di liberazione.
Un’unica serata, due attraversamenti dal morso invisibile alla lotta furiosa, dal silenzio intimo alla pulsazione collettiva, tra sopravvivenza e trasformazione.
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