Succede con i libri come con le persone: gli incontri più forti sono quelli che non programmi. Così è accaduto con Mephisto. Romanzo di una carriera di Klaus Mann.
Un libro che si è presentato all’improvviso, ma con una forza inevitabile. Ambientato nella Germania che scivola verso la Seconda guerra mondiale, Mephisto non è solo un dramma sul compromesso morale, ma una riflessione potente su quanto l’ambizione personale possa intrecciarsi, spesso tragicamente, con le derive del potere.
Il protagonista, un attore disposto a tutto pur di continuare a calcare le scene, diventa il simbolo di una società che cede, si adatta, si piega. È il racconto di una discesa interiore, e allo stesso tempo un affresco storico in cui le domande restano terribilmente attuali: fino a dove siamo disposti a spingerci pur di realizzare noi stessi? Cosa siamo pronti a sacrificare, e chi?
La regia è firmata da Andrea Baracco, uno dei nomi più interessanti della scena teatrale italiana contemporanea. Con la sua cifra stilistica visionaria e un approccio che unisce tradizione e sperimentazione, Baracco restituisce tutta la potenza di questo testo, mettendo in scena un Mephisto stratificato, visivamente magnetico e profondamente inquieto.
In Mephisto convivono due narrazioni: quella interna al romanzo, una storia di caduta e opportunismo, e quella esterna, fatta di censure e battaglie legali, perché il libro stesso fu a lungo osteggiato per le sue allusioni ai personaggi reali del regime nazista. Il teatro diventa così lo spazio ideale per rinnovare queste riflessioni, e per interrogarci, ancora una volta, sul rapporto tra arte, potere e coscienza.
Uno spettacolo potente, necessario, che mette il pubblico davanti allo specchio delle proprie scelte.
Succede con i libri come con le persone: gli incontri più forti sono quelli che non programmi. Così è accaduto con Mephisto. Romanzo di una carriera di Klaus Mann.
Un libro che si è presentato all’improvviso, ma con una forza inevitabile. Ambientato nella Germania che scivola verso la Seconda guerra mondiale, Mephisto non è solo un dramma sul compromesso morale, ma una riflessione potente su quanto l’ambizione personale possa intrecciarsi, spesso tragicamente, con le derive del potere.
Il protagonista, un attore disposto a tutto pur di continuare a calcare le scene, diventa il simbolo di una società che cede, si adatta, si piega. È il racconto di una discesa interiore, e allo stesso tempo un affresco storico in cui le domande restano terribilmente attuali: fino a dove siamo disposti a spingerci pur di realizzare noi stessi? Cosa siamo pronti a sacrificare, e chi?
La regia è firmata da Andrea Baracco, uno dei nomi più interessanti della scena teatrale italiana contemporanea. Con la sua cifra stilistica visionaria e un approccio che unisce tradizione e sperimentazione, Baracco restituisce tutta la potenza di questo testo, mettendo in scena un Mephisto stratificato, visivamente magnetico e profondamente inquieto.
In Mephisto convivono due narrazioni: quella interna al romanzo, una storia di caduta e opportunismo, e quella esterna, fatta di censure e battaglie legali, perché il libro stesso fu a lungo osteggiato per le sue allusioni ai personaggi reali del regime nazista. Il teatro diventa così lo spazio ideale per rinnovare queste riflessioni, e per interrogarci, ancora una volta, sul rapporto tra arte, potere e coscienza.
Uno spettacolo potente, necessario, che mette il pubblico davanti allo specchio delle proprie scelte.
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