Un mercante, di ritorno da un viaggio d’affari sfortunato, si smarrisce nel bosco. Trova rifugio in un sontuoso palazzo, dimora della Bestia, un essere orribile, metà uomo e metà belva. Cercando di rubare una rosa per la figlia minore, il mercante si imbatte nella collera della Bestia, che lo condanna a morte. L’unica via di salvezza è che una delle sue figlie si sacrifichi al suo posto.
La più bella delle tre accetta l’inevitabile e si reca al palazzo, ma ad attenderla non ci sarà la fine, bensì un destino inatteso e sorprendente.
Con “La Bella e la Bestia”, il Baule Volante prosegue un percorso sulla narrazione a due voci e contestualmente un lavoro di ricerca sul tema della diversità. Attraverso l’avvincente intreccio di questa fiaba classica intendono parlare di alcuni aspetti di questo tema quanto mai attuale, in particolare, in questo caso, del “diverso” che sta dentro di noi. Nasce così una storia ricca di fascino e di emozione, di cui si mostrano i significati nascosti attraverso la parola ed il movimento. Tuttavia, la narrazione si evolve: la parola si fonde spesso con il movimento espressivo, o lascia completamente spazio a intense sequenze di “gesti-sintesi”. L’obiettivo è cogliere l’essenza più profonda del racconto con un’estrema economia di mezzi: pochi oggetti e costumi, affidando a voce e corpo tutta la loro straordinaria forza evocativa.
Un mercante, di ritorno da un viaggio d’affari sfortunato, si smarrisce nel bosco. Trova rifugio in un sontuoso palazzo, dimora della Bestia, un essere orribile, metà uomo e metà belva. Cercando di rubare una rosa per la figlia minore, il mercante si imbatte nella collera della Bestia, che lo condanna a morte. L’unica via di salvezza è che una delle sue figlie si sacrifichi al suo posto.
La più bella delle tre accetta l’inevitabile e si reca al palazzo, ma ad attenderla non ci sarà la fine, bensì un destino inatteso e sorprendente.
Con “La Bella e la Bestia”, il Baule Volante prosegue un percorso sulla narrazione a due voci e contestualmente un lavoro di ricerca sul tema della diversità. Attraverso l’avvincente intreccio di questa fiaba classica intendono parlare di alcuni aspetti di questo tema quanto mai attuale, in particolare, in questo caso, del “diverso” che sta dentro di noi. Nasce così una storia ricca di fascino e di emozione, di cui si mostrano i significati nascosti attraverso la parola ed il movimento. Tuttavia, la narrazione si evolve: la parola si fonde spesso con il movimento espressivo, o lascia completamente spazio a intense sequenze di “gesti-sintesi”. L’obiettivo è cogliere l’essenza più profonda del racconto con un’estrema economia di mezzi: pochi oggetti e costumi, affidando a voce e corpo tutta la loro straordinaria forza evocativa.
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