Nello spettacolo si intrecciano nello stesso percorso teatrale due atti unici di Georges Feydeau: “Non andare in giro tutta nuda!” e “A me gli occhi!”. Lo spettacolo, tra risate e inquietudine, ci mette di fronte al più fragile e assurdo dei palcoscenici: quello della nostra immagine. Nel primo atto, “Non andare in giro tutta nuda!” un politico benpensante vede il proprio mondo borghese andare in frantumi per una banale, ma devastante, imprudenza della moglie: un’apparizione “nuda” che scatena un turbine di malintesi, ipocrisie e scompiglio domestico. Nel secondo, “A me gli occhi!”, il protagonista, ossessionato dal sospetto e dal controllo, si affida al potere ipnotico per dominare l’altro ma finisce intrappolato lui stesso nel gioco di sguardi e suggestioni che ha innescato. Chi ipnotizza e chi è ipnotizzato? Chi guarda e chi è guardato? L’allestimento, evocativo e sorprendente, immerge i personaggi in uno spazio sospeso, come riflessi deformati di uno specchio che restituisce non solo i volti, ma le maschere di chi lo attraversa. Attraverso l’umorismo tagliente di Feydeau e una messa in scena dal tono insieme comico e perturbante, lo spettacolo invita il pubblico a riflettere e a sorridere davanti alla propria immagine, scoprendo quanto sia labile il confine tra il ridicolo e il vero, tra l’apparenza e ciò che si nasconde dietro di essa. Una commedia dagli echi inquietanti, in cui la risata si fa specchio, e lo specchio, a volte, fa un po’ paura.
Nello spettacolo si intrecciano nello stesso percorso teatrale due atti unici di Georges Feydeau: “Non andare in giro tutta nuda!” e “A me gli occhi!”. Lo spettacolo, tra risate e inquietudine, ci mette di fronte al più fragile e assurdo dei palcoscenici: quello della nostra immagine. Nel primo atto, “Non andare in giro tutta nuda!” un politico benpensante vede il proprio mondo borghese andare in frantumi per una banale, ma devastante, imprudenza della moglie: un’apparizione “nuda” che scatena un turbine di malintesi, ipocrisie e scompiglio domestico. Nel secondo, “A me gli occhi!”, il protagonista, ossessionato dal sospetto e dal controllo, si affida al potere ipnotico per dominare l’altro ma finisce intrappolato lui stesso nel gioco di sguardi e suggestioni che ha innescato. Chi ipnotizza e chi è ipnotizzato? Chi guarda e chi è guardato? L’allestimento, evocativo e sorprendente, immerge i personaggi in uno spazio sospeso, come riflessi deformati di uno specchio che restituisce non solo i volti, ma le maschere di chi lo attraversa. Attraverso l’umorismo tagliente di Feydeau e una messa in scena dal tono insieme comico e perturbante, lo spettacolo invita il pubblico a riflettere e a sorridere davanti alla propria immagine, scoprendo quanto sia labile il confine tra il ridicolo e il vero, tra l’apparenza e ciò che si nasconde dietro di essa. Una commedia dagli echi inquietanti, in cui la risata si fa specchio, e lo specchio, a volte, fa un po’ paura.
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