«Desideravo che a questa nuova edizione di Romeo e Giulietta facesse sfondo un luogo universale, che potesse raccontare la tragedia dei due amanti in un contesto di violento contrasto, come è nel testo di Shakespeare: l’odio delle famiglie insanguina le strade di Verona. E che fosse in forte rapporto con il tema dell’inutilità della guerra, poiché oggi il tema del conflitto è così atrocemente, insensatamente presente, che mi sembra impossibile estraniarsene, nemmeno – o soprattutto – accingendosi ad un atto artistico, nemmeno se raccontiamo una storia d’amore» spiega il regista Paolo Valerio. «Ho pensato alla guerra dei Balcani perché si tratta di uno scenario vicino a noi ma al contempo posto ormai a una qualche distanza. Trascorsi trent’anni, sono evidenti la complessità inestricabile del tema dei nazionalismi e delle etnie, ed un bilancio doloroso che mostra come abbiano perso tutti… Non raccontiamo la loro storia, ma studiando questo contesto, mi ha molto toccato la vicenda reale di “Romeo e Giulietta di Sarajevo”: Admira Ismić e Boško Brkić, fidanzati di etnie diverse, che tentando la fuga assieme verso un futuro possibile per loro, hanno trovato una morte crudele su un ponte, per mano di un cecchino.
Un cecchino: come quelli che ci restituiscono le cronache attuali, che stanchi della loro vita borghese nella tutela della pace, raggiungevano la città assediata – passando spesso proprio da Trieste – per degli agghiaccianti “safari umani”, per provare il brivido di uccidere civili, ignari. Vite appese a un filo, al destino, al caso della scelta, come racconta Ezio Gavazzeni ne “I cecchini del weekend” come se fossimo passati – scrive – «dalla banalità del male, all’indifferenza del male». E in quest’“indifferenza del male” risuona in me ancora Shakespeare, quando il suo Shylock nel “Mercante di Venezia” dichiara di volere la libbra di carne di Antonio (e dunque la sua vita) semplicemente “merry sport”. Questo senso della fatalità s’intreccia drammaticamente anche alla vicenda di “Romeo e Giulietta”: un testo di destino, dove tutto avviene per caso, l’amore e la morte. Gli occhi dei due innamorati si incontrano alla festa per caso, ma è lo stesso caso che pretende poi la morte di Mercuzio e quella conseguente di Tebaldo, e il fato crea il ritardo della lettera che metterebbe in salvo la vita di Romeo e Giulietta e invece conduce alla catastrofe…»
«Desideravo che a questa nuova edizione di Romeo e Giulietta facesse sfondo un luogo universale, che potesse raccontare la tragedia dei due amanti in un contesto di violento contrasto, come è nel testo di Shakespeare: l’odio delle famiglie insanguina le strade di Verona. E che fosse in forte rapporto con il tema dell’inutilità della guerra, poiché oggi il tema del conflitto è così atrocemente, insensatamente presente, che mi sembra impossibile estraniarsene, nemmeno – o soprattutto – accingendosi ad un atto artistico, nemmeno se raccontiamo una storia d’amore» spiega il regista Paolo Valerio. «Ho pensato alla guerra dei Balcani perché si tratta di uno scenario vicino a noi ma al contempo posto ormai a una qualche distanza. Trascorsi trent’anni, sono evidenti la complessità inestricabile del tema dei nazionalismi e delle etnie, ed un bilancio doloroso che mostra come abbiano perso tutti… Non raccontiamo la loro storia, ma studiando questo contesto, mi ha molto toccato la vicenda reale di “Romeo e Giulietta di Sarajevo”: Admira Ismić e Boško Brkić, fidanzati di etnie diverse, che tentando la fuga assieme verso un futuro possibile per loro, hanno trovato una morte crudele su un ponte, per mano di un cecchino.
Un cecchino: come quelli che ci restituiscono le cronache attuali, che stanchi della loro vita borghese nella tutela della pace, raggiungevano la città assediata – passando spesso proprio da Trieste – per degli agghiaccianti “safari umani”, per provare il brivido di uccidere civili, ignari. Vite appese a un filo, al destino, al caso della scelta, come racconta Ezio Gavazzeni ne “I cecchini del weekend” come se fossimo passati – scrive – «dalla banalità del male, all’indifferenza del male». E in quest’“indifferenza del male” risuona in me ancora Shakespeare, quando il suo Shylock nel “Mercante di Venezia” dichiara di volere la libbra di carne di Antonio (e dunque la sua vita) semplicemente “merry sport”. Questo senso della fatalità s’intreccia drammaticamente anche alla vicenda di “Romeo e Giulietta”: un testo di destino, dove tutto avviene per caso, l’amore e la morte. Gli occhi dei due innamorati si incontrano alla festa per caso, ma è lo stesso caso che pretende poi la morte di Mercuzio e quella conseguente di Tebaldo, e il fato crea il ritardo della lettera che metterebbe in salvo la vita di Romeo e Giulietta e invece conduce alla catastrofe…»
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