Narciso, Riccardo, Ubu. Archetipi dell’ossessivo amore di sé e di manie di grandezza. Fin dai primi dissonanti vagiti, l’umano cerca l’amore in se stesso prima ancora di relazionarsi con l’altro. Ed è questo ossessivo amore di sé che conduce un gioco di continua sopraffazione, tra ciò che siamo e ciò che non possiamo essere. Chi è oggi Riccardo? Un solitario narcisista o un folle militante? Due figure incastrate in un concerto corpo-voce guidate dal costante desiderio di uscire fuori di sé, ossia dall’altro, che porterà all’inevitabile autodistruzione. Un gioco di ombre, in cui scompare la trama, illusione di ordine dentro un caos dei veri sentimenti. Narciso, l’archetipo dell’ego riferimento, Riccardo, la sua naturale evoluzione politica, Ubu, lo smantellamento delle sovrastrutture eroiche. Dalla più alta figura politica al comune cittadino, siamo tutti vittime del nostro stesso amore. Un manifesto dell’estremo amore autoreferenziale, antitesi del teatro stesso. Non c’è etica in questo spettacolo.