“Bandiera bianca” di Alessandra De Luca guarda al lavoro, alla precarietà e alla ricerca di un posto nel mondo. Una riflessione tragicomica costruita a partire da esperienze biografiche minime, private e generazionali. Sullo sfondo c’è Roma: città desiderata, attraversata, subita, capace di promettere molto e di negare tutto un secondo dopo. Dalla provincia del Sud si arriva con grandi ambizioni e ci si scopre piccoli, esposti, fragili. Il racconto passa dagli spaghetti scotti serviti ai turisti alla rendicontazione impossibile dei progetti culturali, dai set improbabili ai teatri pieni di grandi principi sulla carta.
“Bandiera bianca” di Alessandra De Luca guarda al lavoro, alla precarietà e alla ricerca di un posto nel mondo. Una riflessione tragicomica costruita a partire da esperienze biografiche minime, private e generazionali. Sullo sfondo c’è Roma: città desiderata, attraversata, subita, capace di promettere molto e di negare tutto un secondo dopo. Dalla provincia del Sud si arriva con grandi ambizioni e ci si scopre piccoli, esposti, fragili. Il racconto passa dagli spaghetti scotti serviti ai turisti alla rendicontazione impossibile dei progetti culturali, dai set improbabili ai teatri pieni di grandi principi sulla carta.
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