Lo spettacolo ci porta dentro una vicenda italiana reale di grande impatto emotivo. La storia si svolge a Verona a due passi dalla casa di Giulietta. La città dell’amore si ritrova ad essere scenario di una storia unica nella sua trama quanto avvincente nella sua dinamica. È la storia dell’aggressione di una gang ai danni di tre ragazzi tranquilli che dopo una festa stavano rientrando a casa: un’aggressione mortale che nasconde qualcosa di più̀ profondo.
“UNO STRAPPO” scavalca il caso di cronaca per parlare senza retorica delle origini della violenza e per riflettere sull’etica della responsabilità̀ e sulle possibilità̀ del cambiamento, rivolgendosi soprattutto a chi con la violenza non ha nulla a che fare e vorrebbe contrastarla.
E’ la notte di mercoledì 30 aprile del 2008, è passata la mezzanotte e tre ragazzi stanno tornando alla macchina dopo essere usciti da un locale nel centro della città di Verona. Sono Nicola Tommasoli, Andrea Contala ed Edoardo Cazzarolli.
Incontrano sulla loro strada un altro gruppo di ragazzi. Sono cinque. “Codino, dame ‘na sigareta”, è la richiesta.
“NO”, è la risposta. I tre amici riprendono a camminare senza fermarsi. Gli altri cinque però non conoscono quella parola, non conoscono il NO. Non parlano, non li insultano, ma picchiano, a morte.
Picchiano perché sono i padroni della loro città.
La storia di Nicola Tommasoli, vittima di quella brutale aggressione, è diventata il Caso Nicola Tommasoli. Quello che accadrà dopo le 2 del mattino di quel 30 Aprile è una storia italiana in una notte stellata.
La storia di una aggressione che nasconde qualcosa di più profondo. E’ quasi un giallo messo in scena come un antico racconto necessario da consegnare, rivolto soprattutto a chi, con la violenza, non ha nulla a che fare e vorrebbe contrastarla.