Voglio essere un bambino per bene.
Carlo Collodi, Pinocchio
Ma cosa significa davvero essere un bambino per bene? E cosa vuol dire essere un bambino come tutti gli altri? Se a porsi queste domande è il Pinocchio portato in scena da un attore con la sindrome di Down, allora la storia che conosciamo potrebbe prendere una piega diversa, più intima, più vera. Pinocchio è energia pura, irrefrenabile, curioso, disobbediente, ma con un grande cuore. Il suo è un viaggio di crescita e consapevolezza, una corsa verso l’autonomia. Sì, forse è proprio questo il desiderio più profondo del nostro Pinocchio – Fabrizio – diventare autonomo, crescere, scegliere da solo chi essere. Ma come resistere alla tentazione del Gran Teatro dei Burattini? Come non lasciarsi affascinare da animali parlanti, da promesse miracolose e da un campo in cui, forse, gli zecchini d’oro possono davvero fiorire? A duecento anni dalla nascita di Collodi, Tonio De Nitto porta in scena il capolavoro Pinocchio, in una riscrittura a quattro mani con Fabrizio Tana, attore e autore con sindrome di Down, per indagare e forse confutare – con dolcezza e profondità – il tema del desiderio di essere come gli altri. “Voglio essere un bambino come tutti gli altri!” diventa allora una domanda aperta, una sfida, un invito a riconsiderare cosa significhi normalità, e cosa significhi davvero crescere. Lo spettacolo prosegue il percorso di ricerca di Factory Compagnia Transadriatica sul rapporto tra teatro e disabilità, già avviato con gli applauditi Diario di un brutto anatroccolo, Peter Pan e (H)amleto.
Voglio essere un bambino per bene.
Carlo Collodi, Pinocchio
Ma cosa significa davvero essere un bambino per bene? E cosa vuol dire essere un bambino come tutti gli altri? Se a porsi queste domande è il Pinocchio portato in scena da un attore con la sindrome di Down, allora la storia che conosciamo potrebbe prendere una piega diversa, più intima, più vera. Pinocchio è energia pura, irrefrenabile, curioso, disobbediente, ma con un grande cuore. Il suo è un viaggio di crescita e consapevolezza, una corsa verso l’autonomia. Sì, forse è proprio questo il desiderio più profondo del nostro Pinocchio – Fabrizio – diventare autonomo, crescere, scegliere da solo chi essere. Ma come resistere alla tentazione del Gran Teatro dei Burattini? Come non lasciarsi affascinare da animali parlanti, da promesse miracolose e da un campo in cui, forse, gli zecchini d’oro possono davvero fiorire? A duecento anni dalla nascita di Collodi, Tonio De Nitto porta in scena il capolavoro Pinocchio, in una riscrittura a quattro mani con Fabrizio Tana, attore e autore con sindrome di Down, per indagare e forse confutare – con dolcezza e profondità – il tema del desiderio di essere come gli altri. “Voglio essere un bambino come tutti gli altri!” diventa allora una domanda aperta, una sfida, un invito a riconsiderare cosa significhi normalità, e cosa significhi davvero crescere. Lo spettacolo prosegue il percorso di ricerca di Factory Compagnia Transadriatica sul rapporto tra teatro e disabilità, già avviato con gli applauditi Diario di un brutto anatroccolo, Peter Pan e (H)amleto.
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