Ippolita, Pentesilea, Antiope e le altre Amazzoni sono tornate. Come presenze, più che come personaggi. Non raccontano un mito, lo attraversano. Non brandiscono armi, ma posture. Non scagliano frecce, ma traiettorie.
AMAZZONI di Silvia Gribaudi, creato in dialogo con le danzatrici Marta Olivieri, Martina La Ragione, Sara
Sguotti, Susannah Iheme e Vittoria Caneva, abita la scena come uno spazio da attraversare.
Non occupa: espande. Non impone: insiste. È un gesto che si prende il diritto di esistere.
“Corpi che si allenano alla libertà. Corpi che trasformano la resistenza in ritmo, la fatica in celebrazione. In
scena, le performer si mettono in gioco come singolarità e come branco. La loro battaglia è una pratica, un allenamento costante a stare nel mondo con il proprio corpo intero. Unite e complici, combattono senza nemico. La loro rivoluzione non costruisce confini, ma apre frontiere. Insieme prendono il potere e lo trasformano in atto coreografico: lo attraversano, lo smontano, lo parodiano, lo ribaltano.
La danza, qui, è un allenarsi a stare. A riprendersi il proprio spazio.” Silvia Gribaudi
Ippolita, Pentesilea, Antiope e le altre Amazzoni sono tornate. Come presenze, più che come personaggi. Non raccontano un mito, lo attraversano. Non brandiscono armi, ma posture. Non scagliano frecce, ma traiettorie.
AMAZZONI di Silvia Gribaudi, creato in dialogo con le danzatrici Marta Olivieri, Martina La Ragione, Sara
Sguotti, Susannah Iheme e Vittoria Caneva, abita la scena come uno spazio da attraversare.
Non occupa: espande. Non impone: insiste. È un gesto che si prende il diritto di esistere.
“Corpi che si allenano alla libertà. Corpi che trasformano la resistenza in ritmo, la fatica in celebrazione. In
scena, le performer si mettono in gioco come singolarità e come branco. La loro battaglia è una pratica, un allenamento costante a stare nel mondo con il proprio corpo intero. Unite e complici, combattono senza nemico. La loro rivoluzione non costruisce confini, ma apre frontiere. Insieme prendono il potere e lo trasformano in atto coreografico: lo attraversano, lo smontano, lo parodiano, lo ribaltano.
La danza, qui, è un allenarsi a stare. A riprendersi il proprio spazio.” Silvia Gribaudi
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