Lo spettacolo prende ispirazione da un mito potente e radicato nell’immaginario collettivo del Novecento: Moby Dick. Ma qui, la storia viene riletta attraverso lo sguardo poetico di Luis Sepúlveda, che nella sua ultima favola per tutte le età, ci racconta gli stessi eventi con una prospettiva capovolta: quella della balena.
Come nelle favole, è l’animale a interrogare l’uomo, spingendolo a riflettere su sé stesso e sul mondo.
La storia prende spunto da un fatto realmente accaduto: l’avvistamento della prima balena “Franca Boreale” nel Golfo di Taranto nel 1887. La creatura, pacifica, fu accolta con violenza e uccisa dalla paura dei tarantini. I suoi resti sono conservati al Museo Zoologico di Napoli.
A scorgere per primo la balena fu un ragazzino, un piccolo pescatore, che diede l’allarme. Questo gesto segnò per sempre la sua vita, trasformando lo stupore iniziale in senso di colpa e, infine, in consapevolezza. Nello spettacolo, quel vecchio pescatore incontra Ninì, un bambino ossessionato dalle balene e pieno di domande.
Dal loro dialogo, tenero e profondo, fatto di ricordi e paure, nascerà un nuovo impegno: vivere la natura come parte viva di noi, non come un nemico da combattere.
Lo spettacolo usa diversi linguaggi: narrazione, teatro d’attore, ombre, suoni e immagini evocative, con l’obiettivo di emozionare e far riflettere.
Lo spettacolo prende ispirazione da un mito potente e radicato nell’immaginario collettivo del Novecento: Moby Dick. Ma qui, la storia viene riletta attraverso lo sguardo poetico di Luis Sepúlveda, che nella sua ultima favola per tutte le età, ci racconta gli stessi eventi con una prospettiva capovolta: quella della balena.
Come nelle favole, è l’animale a interrogare l’uomo, spingendolo a riflettere su sé stesso e sul mondo.
La storia prende spunto da un fatto realmente accaduto: l’avvistamento della prima balena “Franca Boreale” nel Golfo di Taranto nel 1887. La creatura, pacifica, fu accolta con violenza e uccisa dalla paura dei tarantini. I suoi resti sono conservati al Museo Zoologico di Napoli.
A scorgere per primo la balena fu un ragazzino, un piccolo pescatore, che diede l’allarme. Questo gesto segnò per sempre la sua vita, trasformando lo stupore iniziale in senso di colpa e, infine, in consapevolezza. Nello spettacolo, quel vecchio pescatore incontra Ninì, un bambino ossessionato dalle balene e pieno di domande.
Dal loro dialogo, tenero e profondo, fatto di ricordi e paure, nascerà un nuovo impegno: vivere la natura come parte viva di noi, non come un nemico da combattere.
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