I figli della frettolosa è uno spettacolo che nasce affrontando il tema della cecità e del significato più ampio che oggi assume la parola “vedere”, per poi aprirsi progressivamente a una riflessione più estesa sul concetto di disabilità e sulle molteplici forme della percezione umana. In un mondo ipereccitato dal bombardamento continuo di immagini e suoni, che sempre più neutralizzano i nostri
sensi forti – vista e udito – l’attenzione dell’individuo appare sempre più distante da una reale conoscenza dell’essere e dell’esistenza.
Il punto di partenza resta quello di chi guarda ma non vede, di chi percepisce la realtà secondo modalità altre, sviluppando un rapporto differente con il tempo, lo spazio e il corpo. La cecità è messa in scena sia come esperienza di vita reale e fisica, sia come potente metafora di una miopia sociale ed esistenziale che attraversa l’intera collettività. Da questa prospettiva iniziale, il progetto
si apre a una visione più ampia, che include diverse condizioni di disabilità, superando una definizione univoca e valorizzando la pluralità dei vissuti.
La riflessione sul contemporaneo prende avvio dalle esperienze personali di Gianfranco Berardi e Gabriella Casolari, dall’ascolto e dall’osservazione del reale, ma si arricchisce, in questo percorso, della presenza in scena di persone con disabilità differenti, ciascuna portatrice di un proprio modo di stare nel mondo. Bastoni bianchi e occhiali scuri, andature incerte e movimenti timorosi
convivono con altri segni, altre fragilità e altre forze: ostinazione, entusiasmo, desiderio di affermazione e di racconto. Ne emerge un coro eterogeneo, non uniforme, che diventa emblema di umanità, allegoria di una società fragile e smarrita, ma profondamente vitale e mai arrendevole.
I figli della frettolosa assume così la forma di uno spettacolo di comunità, un evento che integra il linguaggio teatrale con la vita reale delle persone coinvolte. Un percorso che mette in relazione attori professionisti e cittadini comuni, persone normodotate e persone con disabilità, intrecciando una struttura drammaturgica definita con i vissuti personali dei partecipanti. Al centro non vi è la specificità della singola condizione, ma il bios, l’impulso vitale che attraversa ogni individuo, al di là delle categorie, delle etichette e delle maschere sociali.
I figli della frettolosa è uno spettacolo che nasce affrontando il tema della cecità e del significato più ampio che oggi assume la parola “vedere”, per poi aprirsi progressivamente a una riflessione più estesa sul concetto di disabilità e sulle molteplici forme della percezione umana. In un mondo ipereccitato dal bombardamento continuo di immagini e suoni, che sempre più neutralizzano i nostri
sensi forti – vista e udito – l’attenzione dell’individuo appare sempre più distante da una reale conoscenza dell’essere e dell’esistenza.
Il punto di partenza resta quello di chi guarda ma non vede, di chi percepisce la realtà secondo modalità altre, sviluppando un rapporto differente con il tempo, lo spazio e il corpo. La cecità è messa in scena sia come esperienza di vita reale e fisica, sia come potente metafora di una miopia sociale ed esistenziale che attraversa l’intera collettività. Da questa prospettiva iniziale, il progetto
si apre a una visione più ampia, che include diverse condizioni di disabilità, superando una definizione univoca e valorizzando la pluralità dei vissuti.
La riflessione sul contemporaneo prende avvio dalle esperienze personali di Gianfranco Berardi e Gabriella Casolari, dall’ascolto e dall’osservazione del reale, ma si arricchisce, in questo percorso, della presenza in scena di persone con disabilità differenti, ciascuna portatrice di un proprio modo di stare nel mondo. Bastoni bianchi e occhiali scuri, andature incerte e movimenti timorosi
convivono con altri segni, altre fragilità e altre forze: ostinazione, entusiasmo, desiderio di affermazione e di racconto. Ne emerge un coro eterogeneo, non uniforme, che diventa emblema di umanità, allegoria di una società fragile e smarrita, ma profondamente vitale e mai arrendevole.
I figli della frettolosa assume così la forma di uno spettacolo di comunità, un evento che integra il linguaggio teatrale con la vita reale delle persone coinvolte. Un percorso che mette in relazione attori professionisti e cittadini comuni, persone normodotate e persone con disabilità, intrecciando una struttura drammaturgica definita con i vissuti personali dei partecipanti. Al centro non vi è la specificità della singola condizione, ma il bios, l’impulso vitale che attraversa ogni individuo, al di là delle categorie, delle etichette e delle maschere sociali.
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