UN TEATRO IRRESISTIBILE

di Angela Lippolis

Il titolo già lo faceva intuire ma dopo aver visto lo spettacolo appare evidente come sia impossibile resistere alla bellezza di questa pièce.

Divertente, ironico ma allo stesso tempo riflessivo I ragazzi irresistibili, questo il titolo dell’opera andata in scena dal 4 all’8 marzo al Teatro Piccinni di Bari, si mostra capace di fare breccia nel cuore dello spettatore accompagnandolo tra battute e risate in un’esperienza che difficilmente può essere dimenticata.

I ragazzi irresistibili è una commedia scritta da Neil Simon: drammaturgo e sceneggiatore statunitense noto in particolare per le sue commedie andate in scena a Broadway.

La pièce debuttò al Broadhurst Theatre di New York nel 1972 ed ebbe un grande successo tanto da ispirare nel 1975 la creazione dell’omonimo film diretto da Herbert Ross e interpretato da Walter Matthau e George Burns.

La storia ha come protagonisti due vecchi attori del varietà, Willie Clark (Franco Branciaroli) e Al Lewis (Umberto Orsini), denominati appunto I ragazzi irresistibili, che però, a causa di alcuni screzi, si sono separati vedendo crollare il loro successo.

Così Willie Clark si ritrova a vivere in un malandato hotel, ricreato dalla bellissima scenografia di Maurizio Balò, a cui si accede tramite una porta rotta che si apre a fatica; tra le pareti logore si collocano un letto, una vecchia tv, delle sedie, una finestra e una porta che lascia intravedere parte della cucina.

La decadenza strutturale di questo ambiente corrisponde a una decadenza interiore dell’anziano Willie che, in balia degli acciacchi della vecchiaia, si ritrova a pensare continuamente a quel passato al contempo denigrato e rimpianto, nella vana speranza di ritrovare la gloria perduta.

Ad accudirlo e a fargli al contempo da manager è il maltrattato nipote Ben (Flavio Francucci) che però fatica a trovare un’opportunità per lo zio in un mondo che, in balia del progresso, sembra averlo dimenticato.

Le cose cambiano quando Ben propone a Willie di partecipare a uno speciale televisivo sulla storia della commedia; questo però porta Willie a doversi malvolentieri riunire con Al.

Il vecchio duo è dunque ripristinato ma ben presto iniziano a sorgere nuovamente screzi, battibecchi, vecchi rancori e problemi irrisolti.

Le vere colonne portanti di questo spettacolo sono sicuramente i due protagonisti interpretati da due pietre miliari del teatro italiano guidate dalla regia di Massimo Popolizio.

Franco Branciaroli lavora fin dagli esordi nei più importanti teatri italiani come il Piccolo Teatro di Milano e il Teatro Stabile di Torino; ha avuto ruoli importanti in grandi classici, tra cui tante opere di Shakespeare.

Umberto Orsini invece si forma all’Accademia Silvio d’Amico di Roma per poi lavorare in importanti compagnie, come la compagnia Morelli-Stoppa oppure al Teatro Eliseo, e interpretare grandi classici, come l’Otello di Shakespeare e i Masnadieri di Schiller; nella sua carriera lavora anche per il cinema dove debutta ne La dolce vita di Federico Fellini.

Una coppia affiatata da molti anni che si rivela davvero irresistibile e che riesce perfettamente a restituire due personaggi così diversi ma allo stesso tempo così simili: se Willie è più eccentrico e sbruffone, Al è più contenuto; ma entrambi si ritrovano bloccati nella staticità del presente e nel ricordo del passato.

Insieme questi due attori riescono a ritrovare la complicità dei due personaggi che, sempre in perfetta sintonia nella gestione delle gag, restituiscono al pubblico una comicità vera ed equilibrata che risulta il perfetto connubio tra la brillantezza di un’opera di Broadway e la riflessione su temi importanti della vita come la vecchiaia e la morte.

La comicità in quest’opera non è solo una scelta stilistica ma un modo con cui i personaggi affrontano la vita, nelle gag e nelle battute si nascondono infatti le esperienze di una vita vissuta nel bene e nel male e a cui, malgrado tutto, è difficile rinunciare.

I nostri due ragazzi irresistibili insieme al già citato Flavio Francucci e a Sara Zoia, Giorgio Sales ed Emanuela Saccardi ci trasportano in un teatro che resiste alla modernità; infatti gli attori non utilizzano i microfoni puntando tutto su una voce vera e profonda che dal palco arriva fino all’ultimo posto del loggione.

Nel finale i due ragazzi irresistibili ritrovano la complicità perduta e, riconoscendosi nella rispettiva solitudine, si perdono nel passato ricordando gli applausi che il pubblico faceva loro e che preannunciano i veri applausi che verranno alla fine dello spettacolo.

É in questa cornice che i due attori ci lasciano l’insegnamento più importante: “Dove c’è talento non può esserci vecchiaia”.

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