LISISTRATA: IN GUERRA DA 2.500 ANNI

di Angela Pappagallo

E se l’unico modo per fermare un massacro fosse l’astinenza sessuale? Sembra una battuta da bar, e invece è la provocazione più eversiva della storia del teatro che qui torna a scuotere il presente con un’ironia ferocissima e terribilmente attuale. Al teatro Piccinni, saabato 28 marzo, è andata in scena per la quarta volta Lisistrata. In un panorama teatrale che spesso fatica a far dialogare i classici con il presente, la Lisistrata di Lella Costa e Serena Sinigaglia si staglia come un’operazione di straordinaria vitalità. Non si tratta di una semplice riproposizione del testo di Aristofane, ma di una vera e propria riattualizzazione eversiva che travalica i secoli per parlare alla nostra epoca. Lo spettacolo si presenta come una tragicommedia dal ritmo serrato, capace di generare un divertimento travolgente pur affondando nelle dinamiche brutali del conflitto e del potere.

Al centro della scena ritroviamo la provocazione originale: le donne di Atene e Sparta che, stanche di piangere i propri uomini, decidono di proclamare uno sciopero del sesso per costringere i mariti alla pace. Al centro di questa operazione teatrale brilla la figura di Lella Costa, vera colonna portante dello spettacolo. Attrice, scrittrice e voce storica del teatro civile italiano, la Costa porta in dote la sua straordinaria capacità di mescolare l’ironia colta alla satira di costume. Nei panni di una Lisistrata moderna e carismatica, mette al servizio del testo di Aristofane quella sapiente leggerezza che da decenni la rende una delle interpreti più amate: una donna capace di parlare di diritti e politica senza mai rinunciare alla forza di una risata liberatoria.

Accanto a lei, la regia di Serena Sinigaglia coordina una compagine artistica di alto livello nata sotto l’egida del Teatro Carcano di Milano, di cui la Costa è condirettrice artistica. La visione della Sinigaglia è supportata dall’adattamento di Emanuele Aldrovandi, drammaturgo tra i più premiati della scena contemporanea e noto per la capacità di intrecciare paradossi logici e satira sociale. Insieme, trasformano il palco in un vero laboratorio di resistenza civile. Questa produzione, dopo il grande successo nelle sale al chiuso, ha vissuto un momento di consacrazione nel maggio 2025 con il debutto nella prestigiosa cornice del Teatro Greco di Siracusa, in occasione del 59° Ciclo di Rappresentazioni Classiche. In questo contesto millenario il cast di supporto, che vede protagonisti gli attori Marco Brinzi, Francesco Migliaccio e Stefano Orlandi, Maria Pilar Pérez Aspa, Giorgia Senesi e Irene Serini, ha dato vita a una prova corale energica. Il ritmo frenetico e l’affiatamento della compagnia diventano così lo specchio della forza collettiva femminile raccontata nell’opera, capace di abbattere definitivamente le barriere del tempo.

 

L’originalità di questa messinscena risiede nella sua struttura metateatrale. Non assistiamo a una semplice recita della commedia, ma a una vera e propria rievocazione: i personaggi appaiono sulla scena come mummie sopravvissute al tempo, figure che da ben 2500 anni sono condannate a mettere in scena la stessa storia.

In questo eterno ritorno, la vicenda prende vita quando Lisistrata, stanca di vedere le poleis distrutte, convince le donne di Atene e Sparta a un’occupazione simbolica e alla proclamazione di uno sciopero del sesso totale finché gli uomini non firmeranno la pace. Si scatena così un duello serrato fatto di provocazioni e desideri negati, dove la fermezza femminile diventa l’unica barriera contro la follia virile della guerra.

 

Questo scontro si sviluppa su un palco dove dominano giganteschi rocchetti di filo rosso posati a terra, con fili che pendono anche dall’alto e che gli attori usano come pedane o sedute. In un momento centrale, mentre Lisistrata spiega agli uomini la condizione della donna, le altre attrici raccolgono il filo in modo sincronizzato: un gesto che sembra voler rimettere ordine e rammendare un mondo lacerato.

È notevole la presenza scenica dei sette personaggi per 80 minuti ininterrotti in un atto unico. La recitazione si spinge su toni non naturali, da commedia: spiccano un’attrice dalla parlata nervosa e squillante e un’altra dal tono basso con la “r” francese. Il gioco metateatrale è costante e alterna canti e balli a scelte insolite, come il personaggio che indossa le cuffie. L’operazione si manifesta anche attraverso spiazzanti cambi di ruolo: all’inizio gli uomini recitano insieme alle donne la parte del giuramento sulla negazione del sesso; successivamente, quando arrivano i soldati e il prefetto per liberare l’Acropoli, sono le donne a volerli interpretare. In questo contesto, la serietà è garantita da Lisistrata: lei è il personaggio più composto, colei che esprime la visione più critica sulla storia passata, presente e futura.

L’espediente trasforma i commedianti in testimoni eterni di un ciclo che non sembra mai spezzarsi. I sopravvissuti al tempo riemergono dal passato per dare vita ancora una volta al piano di Lisistrata, come se la memoria teatrale fosse l’unico modo per ricordare all’umanità l’assurdità della guerra. Questa scelta registica rende il testo estremamente attuale: il fatto che questi personaggi continuino a raccontarci la stessa vicenda da millenni sottolinea quanto, purtroppo, i temi del potere e del conflitto siano rimasti tragicamente identici.

Infatti, all’interno di questo rito eterno, la satira di Aldrovandi e Sinigaglia non risparmia nessuno, lanciando frecciate pungenti anche verso il presente. Emerge così una critica ai giovani, tratteggiata con tono scherzoso ma tagliente: i personaggi sul palco sembrano deridere la fragilità e l’indolenza delle nuove generazioni, contrapponendo la loro millenaria capacità di resistere e lottare alla passività di chi, oggi, sembra aver smarrito la spinta rivoluzionaria.

Allo stesso tempo, lo spettacolo scaglia un attacco frontale anche alla classe politica. Attraverso la figura dei magistrati e dei vecchi saggi di Atene, viene messa a nudo l’inettitudine di chi governa, più preoccupato di mantenere i propri privilegi e di alimentare la retorica bellica che di cercare il bene comune.

Se pensate che il teatro antico sia roba da museo, questa Lisistrata vi farà cambiare idea in meno di novanta minuti. È una scarica di adrenalina politica travestita da commedia: non potete perdervela.

Condividi sui social

Altre news