di Angela Lippolis
Qual è la differenza tra guardare e vedere?
Se cerchiamo sul dizionario il verbo guardare significa volgere intenzionalmente lo sguardo su qualcosa o qualcuno per osservarlo attentamente; mentre il verbo vedere indica un atto involontario, fisiologico e passivo di percezione visiva.
In un mondo iperstimolato, in cui spesso ci si limita a vedere senza guardare e in cui si fa un uso superficiale dei sensi, lo spettacolo I figli della frettolosa vuole riportare l’attenzione sull’individuo e sulla conoscenza dell’essere.
L’opera, andata in scena il 28 marzo al Teatro Giovanni Laterza di Putignano nell’ambito di un progetto di welfare culturale, è nata dal connubio artistico tra Gianfranco Berardi e Gabriella Casolari (registi e attori di questo spettacolo) e parla in modo ironico e sarcastico della cecità e, più in generale, della disabilità nel mondo contemporaneo.
La particolarità di questo spettacolo è che oltre a Berardi e Casolari in scena ci sono anche altri attori, con e senza disabilità, che però cambiano sempre.
Infatti in ogni città dove viene portato lo spettacolo i due registi propongono un laboratorio che ha come esito finale l’allestimento dell’opera stessa.
Sullo palco questi attori danno vita a un discorso corale sul tema della cecità e della disabilità in cui viene dato spazio alle vere storie degli attori.
Lo spettacolo dunque utilizza il teatro come mezzo per creare relazioni, per conoscere meglio sé stessi e per abbattere i muri che la società odierna tende a creare.
Tutto questo confluisce in un’opera intensa frutto della dedizione, della passione e delle esperienze personali dei due attori.
Gianfranco Berardi, nato nel 1978 a Bitonto e cresciuto a Crispiano, è cieco dall’età di 18 anni a causa di una malattia genetica.
Questo avvenimento lo porta a scoprire il teatro che diventa per lui un mezzo di rinascita, di crescita e un modo per entrare in contatto con sé stesso e con gli altri.
Entra a far parte della compagnia teatrale CREST di Taranto e nel 2005 è regista e interprete, assieme a Gaetano Colella, ne Il deficiente; lo spettacolo ha molto successo tanto che vince il prestigioso Premio Scenario.
Nel 2001 incontra Gabriella Casolari, nata Prignano sulla Secchia in provincia di Modena, e nel 2003 fondano la Compagnia Berardi-Casolari.
Così nasce l’idea di proporre un teatro che mostri i paradossi della contemporaneità e che al contempo sia attento ai conflitti che l’individuo vive con sé stesso e con la realtà che lo circonda.
Tutto questo dà vita a spettacoli che mescolano tragedia, commedia, esperienze autobiografiche, classici del teatro, poesia e gergo popolare.
Alcuni esempi sono Amleto Take Awey, In fondo agli occhi e LidOdissea.
La loro attività in ambito culturale li ha portati anche ad essere insigniti dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella dell’onorificenza dell’Ordine al merito della Repubblica: “ Per aver fatto dell’arte uno strumento per abbattere gli ostacoli della malattia e della disabilità”.
È proprio la capacità di abbattere gli ostacoli che costituisce il vero valore aggiunto dello spettacolo I figli della frettolosa. Nello spazio scenico, in cui la scenografia è costituita solo da una fila di panchine, gli attori si muovono ognuno a suo modo portando un’autenticità e una verità che rompe ogni barriera.
Alla fine dello spettacolo si assiste a una scena intensa e poetica in cui, mentre una delle attrici canta una canzone accompagnata dal suono della chitarra, Gianfranco Berardi invita uno spettatore a salire sul palco tenendo gli occhi chiusi e facendogli provare la sensazione di muoversi nello spazio scenico senza vedere.
È proprio in questo momento che viene abbattuto il muro tra attore e spettatore, tra finzione e realtà, tra disabilità e normalità.
L’insegnamento più importante che questo spettacolo vuole lasciare è che chi ha una disabilità non è un santo, un eroe o un martire ma una persona come tutte le altre e che per questo siamo noi a doverci impegnare per creare un mondo più inclusivo, che abbatta le barriere e che dia a tutti i mezzi per accedere alle stesse possibilità.